venerdì 1 dicembre 2006

CADERE SOPRA UNA POZZA D'OLIO: la missione di peacekeeping a Nassirya e gli interessi dell' ENI

Si è conclusa oggi, con il gesto di rito dell'ammaiana bandiera, la missione di peacekeeping italiana in Iraq, località Nassirya. Nella giornata del 12 dicembre 2003, un attentato colpisce la base italiana, uccidendo, tra gli altri, 19 italiani, tra carabinieri, militari dell'esercito e due civili, un regista e un cooperante. Tre anni dopo, il 27 aprile 2006, è la volta di altri tre militari, dopo che il loro convoglio passa su una mina. Non passano 2 mesi che il 5 giugno 2006 per un altro attentato, nei pressi di Nassirya. La missione "Antica Babilonia" totalizza così tre anni di durata e 38 vittime, sullo sfondo della retorica bipartisan della politica, che è riuscita ad oscurare i fini nobili della manifestazione di pace per la Palestina del 18 novembre ma, sopratutto, non è riuscita a garantire il rispetto, fatto di silenzio, che si deve ai familiari delle vittime, che ora chiedono "verità sull'accaduto". Il metallo delle targhe ai loro caduti basta poco, tanto meno le piazze intitolate a loro nome in tutta Italia, come dimostrano le loro parole nel terzo anniversario del primo attentato, "cerco di trovare una giustificazione per quello che è successo ma non riesco a trovarla". Una giustificazione, per capire come si possa morire in una missione di pace.
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"Antica Babilonia": un nome non casuale, perchè l'obiettivo dichiarato della missione italiana era anche quello di salvaguardare le risorse archeologiche del paese, da parte di un paese, come l'Italia, talmente impegnato dall'iniziativa dal sacrificare i fondi dell' 8 per mille destinato al proprio patrimonio archeologico per destinarlo all'Iraq (vedi post). Ma si sa, la polvere da sparo puzza di zolfo...ma anche un pò di benzina. Non un pieno della punto, ma 5 miliardi di barili, dei 400 presenti sul territorio iraqueno . E' questa la quantità di petrolio che, in base a un accordo tra Saddam Hussein e l'Eni, risalente al 1997, interrottosi per la richiesta di Saddam Hussein della fine dell'embargo come contropartita, doveva essere sfruttata nella zona di Nassirya. La vastità dei giacimenti petroliferi iraqueni è emersa da uno studio commissionato dal ministero per le Attività produttive, che, sei mesi prima dell'inizio della guerra in Iraq, parlava di un "affare di 300 miliardi di dollari". E cosi' si scopre, grazie a un inchiesta di Rainews 24 del 13 maggio 2005, che l'Italia ha innovato il concetto di peacekeeping, includendovi la scorta di barili di petrolio e il sorvegliamento di centrali petrolifere, per conto dell'Eni, con la complicità del precedente governo, come esplicitamente dichiarato a Libero, il 21 gennaio 2005, da parte dell'allora Presidente della commissione Esteri Gustavo Selva: “Basta con l’ipocrisia dell’intervento umanitario (…) Abbiamo dovuto mascherare Antica Babilonia come operazione umanitaria perché altrimenti dal Colle non sarebbe mai arrivato il via libera”. L'attentato di Nassirya, come ha scritto il corrispondente del Sole24 Ore Claudio Gatti, non era diretto contro il nostro contingente militare, ma contro l'Eni, proprietaria della raffineria presso cui la prima base militare italiana era ubicata.
L'inchiesta ha dato forse la giusificazione ai familiari dei caduti, nero su bianco, con tanto di contratto. Contratto in forse, dato che l'occupazione dell'Iraq e la caduta di Saddam Hussein hanno fatto sì che le tre grandi concessioni all'Eni siano congelate.
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COSA POSSIAMO FARE:
  • guardate il reportage, è bello, impiega poco del vostro tempo e ci riguarda tutti, in quanto Italiani. Segnalo anche un altro reportage di rainews24, sulla guerra iraquena, intitolato "Falluja, la strage nascosta", sul bombardamento al fosforo a Falluja, di cui è in atto una sottoscrizione affinchè sia trasmesso in prima serata, da firmare on line.
Fonti:

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