Chi pensava che il cambio al vertice della CEI portasse anche un cambio di rotta sui temi etici si illudeva. Coerentemente con le proprie posizioni millenarie, il successore di Ruini, Mons. Bagnasco, non fa passare giorno senza rilasciare le proprie dichiarazioni. Coerentemente alla dottrina della Chiesa si diceva, per non dire, come è stato detto al concerto del 1° maggio, che la Chiesa non si è evoluta in 2000 anni. Il punto che la mancanza di “evoluzione” della Chiesa è una conseguenza diretta della sua natura di portatrice di dogmi, verità assolute nel senso di slegate dal tempo. Non deve quindi stupire che la Chiesa non si adatti alla società attuale, ben diversa, in quanto prodotto storico, da quella in cui il messaggio originario cristiano ebbe origine e diffusione; ma nemmeno può stupire che non accetti contestazioni al proprio messaggio, come mostrano i due recenti casi del concerto del 1° maggio e della trasmissione Anno Zero di Santoro. Per quanto riguarda il concerto, le dichiarazioni del presentatore, per quanto estranee allo spirito della manifestazione, furono bollate dalle gerarchie ecclesiastiche come “terrorismo” termine che non può che apparire inadeguato, nel contesto di una manifestazione sul lavoro, colpito pesantemente nei decenni passati dal terrorismo, quello vero.“Terrorismo” è esprimere un opinione “contro chi parla sempre in nome dell’amore, l’amore per la vita e l’amore per l’uomo” come scrisse l’Osservatore Romano sulla vicenda. E alle dichiarazioni odierne contro i DiCo, Mons. Bagnasco aggiunge l’allarme per l’impoverimento della famiglia italiana. Nel frattempo, si susseguono i tentativi politici bipartisan (Landolfi e Fassino) di non mandare in onda un video della BBC sulla pedofilia clericale da parte di Santoro e Mentana.
Questi fatti mostrano la Chiesa muoversi in due opposte tendenze: l’incapacità, o meglio la non volontà, di rispettare le regole del gioco democratico, facendo sentire (legittimamente) la propria voce, ma ostacolando poi che la stessa libertà d’espressione che usa sia usata da altri per criticarne posizioni o comportamenti. Dall’altra parte, il costante richiamo al messaggio cristiano originario, l’amore per il prossimo, la solidarietà per i più deboli. E’ una contraddizione che fa parte della Chiesa che, in quanto istituzione, ha assunto un potere tale da allontanarsi dal messaggio evangelico.
Allora forse la possibilità per la Chiesa di superare la crisi che la affligge non è lanciare anatemi contro l’ateismo, il relativismo, la politica, ovvero contro opinioni consentite in uno stato democratico, ma ritornare alla propria vocazione originaria, di amore e solidarietà. A partire dalla solidarietà per le persone in quanto tali, la cui scelta per la convivenza è in certi casi dettata proprio da quella povertà che Bagnasco constata. Ovvero saper mettere le persone davanti all’ideologia.
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martedì 22 maggio 2007
giovedì 10 maggio 2007
FAMILY DAY: E LA FAMIGLIA?
A pochi giorni dal Family day, manifestazione romana organizzata dalle associazione ecclesiali “contro ogni ipotesi legislativa di equiparazione delle coppie di fatto con la famiglia fondata sul matrimonio”, si sprecano le conferme di partecipazione del mondo politico, di chi c’entra talmente con la famiglia “tradizionale” da averne più d’una. Ad ogni azione una reazione: così accanto ai Don Abbondio della situazione, clericali per calcolo politico, ai “moderati” che si dimenticano che “il centro” è relativo a cosa si prende per estremo, ecco il manipolo di contromanifestanti “NO VAT”. Tra clericalismo e laicismo, pro famiglia uomo donna bambino e famiglia uomo uomo bambino ci sono quasi tutti, con un’unica assente: la famiglia. Perchè al Family day la famiglia vera, quella affetta dalla sindrome della “terza settimana” resterà a casa, lontana da ideologie, estranee ai suoi bisogni reali, che la tirano in ballo per lo più per fini strumentali.
Tra i due litiganti del Family day l’unica a non godere è proprio la protagonista, la famiglia, in bilico tra promesse fettine di “tesoretti“, di sconticini sulla prima casa, che vede ben lontana dalle proprie priorità l’attribuzione di “famiglia tradizionale” di “coppia di fatto” o di DiCo. Il Family day vuole affermare come “la priorità non sono i DiCo ma le politiche sulla famiglia” dimenticando forse che i DiCo stanziano sgravi fiscali per le coppie: ma forse qui più che le “politiche per la famiglia” sono in discussione la definizione di “famiglia” e le libertà personali, di credo e di scelta. Si accusano i DiCo di mettere in discussione la famiglia fondata sul matrimonio della Costituzione: ma forse proprio l’opposizione ai DiCo mette in discussione la Costituzione, almeno per la sua difesa dell’autodeterminazione dell’individuo e della sua libertà a professare opinioni, credi religiosi e scelte personali senza discriminazione.
sabato 31 marzo 2007
IL BENE E IL MALE DELLA DEMOCRAZIA: la polemica CEI contro i DICO
Non passa giorno in cui la CEI non aggiunga un tassello alla polemica contro i DICO. Le dichiarazioni odierne del neoeletto presidente della CEI, Monsignor Bagnasco, mettono in luce i fondamenti “ideologici” alla base dell’opposizione alle coppie di fatto:
Bagnasco afferma innanzitutto che, se il “criterio oggettivo per giudicare il bene e il male” viene sostituito dall’ “opinione generale” ovvero l’opinione pubblica, o da “maggioranze vestite di democrazia ma che possono diventare ampiamente e gravemente antidemocratiche, o meglio violente”, si potrebbe degenerare in “aberrazioni” come “legalizzazione dell’incesto o la pedofilia tra persone consenzienti”; Bagnasco porta poi come esempi di queste maggioranze apparentemente democratiche i casi di Inghilterra, dove “un fratello e sorellahanno figli, vivono insieme e si vogliono bene” e dell’Olanda, con il caso del partito dei pedofili. Per quanto riguarda questo primo punto, vorrei fare alcune osservazioni. Innanzitutto i concetti di “bene e male oggettivi” di “naturale e contro natura” richiamati anche da molti Angelus del Pontefice, non hanno un fondamento oggettivo, ma culturale, ed è la stessa Storia a mostrarlo: con il mutamento delle epoche sono mutati i concetti di bene, male, naturale e innaturale, adattati di volta in volta al potere dominante; ma la CEI parla anche di “natura”, “diritto naturale”, ma senza chiarire precisamente su cosa si fondi questo “criterio antropologico dell’etica che riguarda la natura umana, che e’ anzitutto un dato di natura e non di cultura”: la “natura umana”, storicamente ha assunto comportamenti e norme differenti a seconda delle culture e delle epoche, a meno che non si voglia assumere un criterio etnocentrico come la “superiorità della civiltà occidentale”;
Bagnasco sembra poi farsi portatore di un inedito concetto di democrazia, che, slegata dall’opinione pubblica, non è più il “potere del popolo”, al fine di riconoscerne i diritti giuridici, e comporta così un mutamento della rappresentanza dei deputati, rappresentanti non più del popolo, ma del clero; ma se uno stato non è retto dal potere del popolo, dal diritto pubblico, ma da una ristetta minoranza ecclesiastica, l’alternativa alle “maggioranze antidemocratiche e violente” di cui parla Bagnasco non può che essere una teocrazia; conseguenza inevitabile del venir meno del potere del popolo è che il “criterio naturale e oggettivo di bene e male” sia da sostituirsi all’ “autodeterminazione di due individui consenzienti”;
Infine, se è realmente un interesse nella preservazione della specie umana ad animare la polemica della CEI, non si vede perchè un tema che mette radicalmente più in discussione la permanenza del genere umano, ovvero lo stato globale di guerra nel mondo, trovi posto solo in rare dichiarazioni estemporanee del Pontefice, non assumendo quella rilevanza che l’attualità politica, con il voto sul rifinanziamento delle missioni militari, potrebbe suggerire.
Tirando le conclusioni, sembra che l’attenzione dei vescovi sia concentrata su un tentativo di mutamento delle regole del gioco democratico, che si inserisce alla perfezione nello status di mancanza di rappresentanza politica dei deputati: i cattolici praticanti in Italia, oscillano, secondo stime di Alleanza Cattolica, tra il 25% e il 35% (dati CESNUR), meno della metà della popolazione italiana, e non tutti sono contari a riforme come il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, o a temi ancora più spinosi quali l’eutanasia. L’opposizione ai DICO, semplice riconoscimento giuridico di una realtà maggioritaria presente nel paese (le coppie di fatto sono il doppio dei matrimoni, fonte ISTAT), si configura quindi, al di là dei fini specifici del clero, come un altro caso (accanto al rifinanziamento delle missioni belliche, al Dal Molin, etc.) che trasforma la democrazia italiana in un’oligarchia dei “poteri forti”. A ulteriore dimostrazione che il “bene” non è di tutti, ma chi comanda.
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